…La preparazione mentale è una delle parte essenziali del tiro con l'arco. Ogni persona è mentalmente ed emozionalmente "sensibile" in modo molto diverso, in ogni momento della propria esistenza, riaffiora il bagaglio di esperienze, di emozioni ed informazioni acquisite nel tempo che vengono valutate, con le nuove appena vissute, quelle ritenute necessarie vengono trattenute, le altre parcheggiate e poste in attesa di essere dimenticate. L’atto dell’assimilare e dimenticare, è funzionale all’apprendere, i tempi di apprendimento, sono molto variabili per ogni persona, e fanno leva, tra l’altro, sull’apprendimento motorio. Noi respiriamo, il cuore batte, la mano si alza per portare il bicchiere alla bocca... senza che dobbiamo comandare consciamente decine di muscoli.      
 Se dovessimo pensare di porre il dito indice sulla punta del naso passando attraverso calcoli nello spazio a tre dimensioni, valutando perfettamente la forza che ogni muscolo deve impegnare, diventeremmo pazzi e sicuramente saremmo già estinti da centinaia di milioni d’anni. Per questo la natura ci ha dotato di una parte del cervello che lavora senza la nostra apparente volontà cosciente, il meccanismo di apprendimento è esperienza acquisita con con la ripetizione costante e sistematica. Quando guidiamo l'automobile, da qualche tempo, lo facciamo senza dover pensare a tutte le manovre, ma siamo pronti a intervenire in decimi di secondo se qualche cosa non ci convince o ci troviamo in una situazione di pericolo reale o presunto. Gli arcieri, possono essere vittime del "panico da targa" e di tutte le sue sfaccettature, quando abbiamo a che fare con quelli che io chiamo, "folletti", che non sono cattivi, ma solo inopportuni, vengono liberati nella nostra mente quando siamo lì con la freccia puntata nel bersaglio e ci sussurrano, “sei sicuro di essere nella posizione giusta?”, “… se non la metti nel centro ti passano davanti in cinque”, “ … ma che figura fai se sbagli !! “, “… sei andato al campo ed in palestra per un mese" …. rivelano solo un senso di disagio che può avere origini lontane nel nostro tempo personale. La cosa bellissima, del Tiro con l’arco è il rapporto che si ha con se stessi, con le parti più nascoste della propria mente, quel parlarsi inconsueto, chiedendo al cervello di risolvere una cosa così semplice come quella di far partire una freccia per il bersaglio. Un filosofo disse “ non basta una vita per conoscere se stessi” gli Arcieri lo sanno benissimo.
«… mentale»